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Un percorso personale che unisce lavoro manuale, creatività artistica e una costante voglia di mettersi in gioco tra passione, formazione e crescita

Alessandro Malara, 39 anni, è un uomo dalle molte sfaccettature. Lavora nel settore dell’edilizia, ma da anni coltiva una forte passione per la recitazione e per le rievocazioni storiche. Originario di Sant’Ambrogio di Torino, un luogo ricco di fascino, storia e leggende, Alessandro unisce nel suo percorso la concretezza del lavoro manuale con la creatività e l’espressività del mondo artistico.

Oggi desidera dare nuova forma alla sua esperienza e alla sua naturale capacità di interpretare ruoli diversi, spinto da curiosità, dedizione e da una costante voglia di mettersi in gioco.

Alessandro, in che modo colleghi il tuo lavoro nell’edilizia al mondo dello spettacolo?

«Per me edilizia e spettacolo non sono così lontani come si potrebbe pensare. In entrambi c’è spazio per la creatività e per la cura dei dettagli. Amo costruire, che si tratti di un edificio o di un personaggio. Tutto parte da una base — come un mattone — e con pazienza e visione si arriva a creare qualcosa di solido, armonioso e significativo».

Quali qualità pensi possano aiutarti nel mondo dello spettacolo?

«Mi considero una persona adattabile, con una buona presenza scenica e molto spirito d’iniziativa. So essere elegante, anche se inizialmente devo sempre superare un po’ di timidezza. Però, una volta entrato nel ruolo, riesco a trovare la giusta energia per affrontare ogni esperienza con passione».

L’eleganza e la cura dei dettagli emergono molto nel tuo racconto. Da dove nascono?

«Credo soprattutto dall’educazione ricevuta dai miei genitori. Anche senza un alto livello di istruzione mi hanno insegnato valori importanti, come il rispetto, l’educazione e il senso della misura. Ho sempre avuto una sensibilità naturale per l’arte e per l’estetica: per me i dettagli fanno davvero la differenza, nella vita come sul set».

Oggi i social media sono uno strumento importante per chi lavora nello spettacolo. Che ruolo hanno per te?

«Li utilizzo molto, soprattutto per promuovere ciò che faccio, mostrare i miei lavori, invitare agli eventi o semplicemente rimanere aggiornato. Mi incuriosisce molto anche il funzionamento degli algoritmi: mi piace studiarli, sperimentare e capire come utilizzarli al meglio. Devo dire che spesso ottengo buoni risultati».

Dal tuo racconto emerge una grande voglia di crescere. Quanto conta per te la formazione personale?

«È fondamentale. Mi definisco un “tuttologo” nel senso positivo del termine: amo conoscere, informarmi e imparare sempre qualcosa di nuovo. Sto anche scrivendo un libro che spero di pubblicare presto. Ogni esperienza rappresenta per me una sfida e un’occasione per migliorarmi, anche per superare la mia timidezza».

Sant’Ambrogio di Torino sembra avere un ruolo importante nella tua storia. Che cosa rappresenta per te?

«È il paese in cui sono cresciuto e dove vivo ancora oggi. Si trova ai piedi della Sacra di San Michele, in un territorio ricco di storia e di leggende, anche esoteriche. Dal 2010 partecipo alla rievocazione storica del paese ed è proprio lì che ho scoperto la mia passione per la recitazione. È un luogo che porto sempre con me, perché da lì nasce tutto quello che sono oggi».

Il percorso di Alessandro racconta la storia di una persona capace di unire mondi apparentemente lontani: quello concreto e strutturato dell’edilizia e quello creativo e immaginifico dello spettacolo.
La sua sensibilità artistica, la determinazione nel superare la timidezza e l’attenzione ai dettagli che lo contraddistingue rendono il suo percorso autentico e stimolante. Una dimostrazione concreta di come passione, curiosità e coraggio possano trasformare ogni esperienza in un atto creativo.

A cura di Nora Taylor
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