Tax credit cinema - Ministro Alessandro Giuli, Carlo Brugnoni, avvocato Michele Lo Foco ph press

Michele Lo Foco denuncia anomalie strutturali in un sistema che sta mettendo in ginocchio i lavoratori del settore

Le recenti evoluzioni normative riguardanti il tax credit per il settore cinematografico hanno scatenato un acceso dibattito tra gli esperti di diritto e i produttori. Secondo quanto riportato in un editoriale di Ciak curato da Claudia Gigante, l’avvocato Michele Lo Foco ha sollevato dubbi sostanziali sulla trasparenza e l’equità dei nuovi parametri ministeriali.

Le criticità nei criteri di assegnazione dei fondi

L’avvocato Michele Lo Foco ha espresso una posizione netta riguardo alla gestione dei finanziamenti pubblici, dichiarando che i criteri di assegnazione non sono uguali per tutti. Egli sostiene che l’attuale struttura legislativa favorisca alcune realtà a discapito di altre, creando una disparità che mina il principio di uguaglianza tra le imprese cinematografiche. Questa situazione, secondo il legale, non permette una competizione sana e penalizza fortemente le produzioni indipendenti che non godono dei medesimi vantaggi garantiti ai grandi gruppi industriali del settore audiovisivo.

Il caso specifico del film di Alessandro Siani

Un esempio emblematico citato da Lo Foco riguarda la pellicola Succede anche nelle migliori famiglie, diretta da Alessandro Siani. L’esperto fa notare come questo progetto abbia beneficiato di un contributo statale capace di coprire circa il 60% dei costi di produzione. Questo dato contrasta con la realtà di molti altri autori e produttori che si vedono assegnare percentuali decisamente inferiori, rendendo estremamente difficile la chiusura del piano finanziario per le opere che non rientrano in determinate categorie protette o privilegiate dai nuovi decreti.

La disparità tra tax credit automatico e selettivo

Il cuore della polemica risiede nella distinzione tra le diverse modalità di accesso agli incentivi. Michele Lo Foco critica aspramente il funzionamento del tax credit automatico, sottolineando come la discrezionalità del ministero della cultura rischi di soffocare la biodiversità culturale del cinema italiano. Egli evidenzia che, se i parametri rimangono basati su tabelle rigide e requisiti difficili da raggiungere per i piccoli soggetti, il panorama cinematografico nazionale tenderà a uniformarsi verso prodotti puramente commerciali, escludendo la sperimentazione artistica e i nuovi talenti.

Prospettive future per l’industria cinematografica nazionale

Per correggere queste storture, Lo Foco suggerisce una revisione profonda delle norme che regolano il sostegno fiscale. La necessità primaria è quella di ripristinare un sistema dove la meritocrazia e il reale valore del progetto siano messi al centro, evitando che il credito d’imposta diventi uno strumento di concentrazione del potere economico. Come si legge nell’analisi pubblicata su Ciak, solo attraverso regole chiare e uniformi sarà possibile garantire la sopravvivenza di un comparto che rappresenta una parte fondamentale dell’identità culturale del paese.

A cura della redazione

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