La notizia della morte è stata annunciata dalla Fondation Brigitte Bardot, che ha parlato con “immensa tristezza” della scomparsa della sua fondatrice e presidente, ricordandola come un’attrice e cantante di fama mondiale che a un certo punto ha scelto di abbandonare il set per dedicare la propria vita alla difesa degli animali.

Nata il 28 settembre 1934, Bardot ha cambiato per sempre l’immaginario del cinema europeo con “E Dio creò la donna” di Roger Vadim, film del 1956 che l’ha imposta come sex symbol planetario, incarnazione di una sensualità nuova, disinvolta, per molti versi scandalosa per l’epoca. In carriera ha girato oltre cinquanta film, lavorando con registi come Jean-Luc Godard – indimenticabile in “Il disprezzo” – e diventando il volto di una femminilità libera, ribelle, sospesa tra ingenuità apparente e consapevolezza del proprio potere.

Nel 1973, a soli 39 anni, il ritiro improvviso dal cinema: Bardot chiude la stagione della diva per aprirne un’altra, quella dell’attivista radicale per i diritti degli animali, con campagne contro la caccia alle foche, gli allevamenti intensivi, la vivisezione. Con la Fondazione che porta il suo nome, fondata nel 1986, canalizza fama e risorse in iniziative di protezione animale, diventando una delle voci più riconoscibili – e spesso controverse – su questi temi a livello internazionale.

La Bardot ebbe una relazione sentimentale con Trintignant. Questa relazione fini nel 1957 e, nello stesso anno, Brigitte divorziò da Vadim. Dopodiché ebbe una relazione prima con il cantante Gilbert Bécaud , però i due vissero la loro storia in gran segreto per evitare lo scandalo. Bisogna ricordare che Bécaud era un uomo impegnato e sposato e non voleva assolutamente compromettere la sua vita affettiva. Successivamente si dice che ebbe una storia intensa con l’attore Raf Vallone. Subito dopo durante l’estate del 1958 Brigitte ebbe modo di conoscere Sacha Diste.

La sua biografia resta segnata anche da ombre e polemiche: prese di posizione politiche vicine all’estrema destra francese, condanne per incitamento all’odio legate ad alcune dichiarazioni su immigrazione e religione, che hanno diviso profondamente opinione pubblica e critica. Ma è impossibile negare il peso culturale di Brigitte Bardot: icona di stile, musa di fotografi e stilisti, volto-simbolo della rivoluzione dei costumi del dopoguerra, figura che ha anticipato – e in parte incarnato – l’idea moderna di celebrità globale, amatissima e allo stesso tempo prigioniera del proprio mito.

Con la sua morte, non scompare solo una grande attrice, ma un pezzo di Novecento: l’epoca in cui una ragazza bionda in bikini a Saint-Tropez poteva cambiare il modo in cui il mondo guardava al corpo femminile, e l’epoca in cui quella stessa donna, anni dopo, decideva di voltare le spalle al cinema per battersi per chi non ha voce. Brigitte Bardot lascia un’eredità complessa, contraddittoria, ma incancellabile: quella di una donna che ha vissuto fuori dal coro, nel bene e nel male, trasformando se stessa in simbolo, e quel simbolo in campo di battaglia culturale.

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