Quella di Melody Castellari è una di queste: una carriera eccezionale, iniziata giovanissima con il coro delle Mele Verdi, evolutasi poi nelle hit dance degli anni ’90 e oggi approdata a una maturità artistica che unisce rispetto per la tradizione e sperimentazione elettronica.

Figlia d’arte del grande Corrado Castellari — autore che ha firmato capolavori per Mina, Ornella Vanoni e Milva — Melody torna oggi sotto i riflettori con una reinterpretazione magnetica di Cocktail d’Amore, lo storico brano scritto proprio da suo padre e reso immortale da Stefania Rotolo. In questa conversazione, ci racconta il peso di un’eredità così importante, la magia di essere una “voce fantasma” finalmente svelata e la sua visione di una musica che non conosce confini di genere.

Cocktail d’Amore non è solo un classico della musica italiana, ma un pezzo della tua storia familiare scritto da tuo padre, Corrado Castellari. Cosa hai provato nel riappropriarti di questo brano in chiave elettronica? È stato più un atto d’amore o una sfida artistica?

Entrambe le cose. Da quando mio padre non c’è più, ho cercato di riportare all’attenzione del pubblico le sue musiche e la sua arte, che rappresentano poi la sua essenza più autentica. Per me è anche un modo per sentirlo vicino. D’altra parte, un brano così iconico, impresso nella memoria collettiva nella sua versione storica, era difficile da “toccare”. Credo però che in questa nuova versione siamo riusciti a conservarne e rispettarne la natura, dandole allo stesso tempo un tocco personale, più contemporaneo e più vicino al mio mondo musicale.

Dalle “Mele Verdi” alla Dance. La tua voce ha accompagnato l’infanzia di molti con le sigle dei cartoni animati e l’adolescenza di altri con le hit dance degli anni ’90 e 2000. Come si è evoluta la tua vocalità passando dal mondo fatato delle sigle ai bpm incalzanti della musica da club?

Quando cantavo con le Mele Verdi ero una bambina: cantavo per gioco, mi divertivo senza pensarci troppo. Solo verso i 12-13 anni ho capito che il canto era una vera passione e ho cominciato a studiare seriamente. La mia vocalità, naturalmente, si è trasformata crescendo, e ho imparato a mantenere la mia personalità attraversando generi molto diversi tra loro: dal pop al rock, passando per il soul, fino ad arrivare alla dance music.

La “voce fantasma” e il riconoscimento. Negli anni della dance spesso le voci non venivano associate ai volti nei video. Oggi che c’è molta più attenzione ai performer, che effetto ti fa sapere che milioni di persone conoscono la tua voce a memoria, pur magari scoprendo solo ora il tuo volto e il tuo nome?

Per me è una gioia e una soddisfazione immense. Negli anni ’90 non avrei mai immaginato che i miei dischi avrebbero lasciato un segno così importante. Qualcuno pensa che per me sia una rivincita, quasi una rivendicazione della mia identità di cantante. In realtà, quello che mi emoziona di più è l’affetto, l’entusiasmo e spesso anche la commozione che mi trasmettono le persone che ho la fortuna di incontrare durante i miei spettacoli.

L’eredità di Corrado Castellari. Tuo padre ha scritto per giganti come Mina, Vanoni e Milva. Qual è l’insegnamento più grande che ti ha lasciato riguardo alla scrittura di una canzone e come cerchi di portarlo avanti nella musica di oggi?

Mio padre credeva profondamente nella forza delle melodie, e aveva assolutamente ragione. La melodia è il cuore di una canzone: poi la puoi vestire con arrangiamenti elaborati oppure con un accompagnamento essenziale, ma se la melodia è forte, resta forte comunque. Quando scrivo, parto sempre da lì: prima la melodia, poi il testo e infine l’ambiente sonoro. C’è anche un’altra cosa che mi ha lasciato e che porto sempre con me: mi ha insegnato che non esistono canzoni o generi musicali di serie A e di serie B. Tutta la musica, se fatta con cura, passione e competenza, ha dignità e valore. Forse è anche per questo che non ho mai detto no a nessun progetto e ho sempre amato sperimentare.

Il suono di oggi. La tua versione di Cocktail d’Amore strizza l’occhio all’elettronica contemporanea. Secondo te, cosa rende un brano nato decenni fa così perfetto per essere reinterpretato con i suoni del 2026?

Cocktail d’amore ha, come dicevo, una melodia fortissima. E quando parti da una base così solida, è difficile sbagliare. Va dato merito anche alle parole di Cristiano Malgioglio, che ha scritto un testo ancora oggi attualissimo, in cui si parla di discoteca, di incontri, di seduzione e di libertà. “Io vengo sempre qui in discoteca, per cercare qualche cosa da amare”: non specifica femmina, maschio o altro, e proprio in questo sta la sua forza. La chiave di tutto è “amare”. E credo che ci sia poco di più attuale, ancora oggi.

Guardando il tuo show reel si percepisce una versatilità rara. Dopo questo omaggio a tuo padre e al successo di Stefania Rotolo, quale “vestito” musicale senti più tuo in questo momento della tua carriera? Cosa dobbiamo aspettarci nei prossimi mesi?

Quest’estate sarò in giro per l’Italia con il mio show dedicato ai miei successi degli anni ’90 e alle nuove uscite, tra cui Cocktail d’amore. Però ho anche una band con cui faccio rock, quindi mi si può trovare anche in una veste molto meno glamour e più grintosa. La verità è che mi diverto tantissimo in entrambi i contesti. Anzi, a dirla tutta, io mi diverto proprio a stare sul palco e a contatto con le persone. È lì che mi sento davvero a casa.

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