La vittoria di Sal Da Vinci al Festival di Sanremo 2026 ha riacceso un paragone affascinante: per struttura, intensità e costruzione melodica, il suo brano ricorda l’impostazione classica di Massimo Ranieri, in particolare nella celebre Se bruciasse la città.

Ma è davvero il “nuovo Ranieri”? Vediamolo.
Le somiglianze musicali
Struttura classica e teatrale
Entrambi i brani si muovono su una costruzione molto tradizionale: strofa narrativa, crescendo emotivo, ritornello potente e orchestrazione ampia. È una scrittura che punta tutto sull’interpretazione vocale.
Ritmica incalzante ma elegante
Come in Se bruciasse la città, anche la canzone vincitrice di Sal Da Vinci gioca su una ritmica sostenuta ma non aggressiva: un tempo medio-alto che accompagna la tensione emotiva e la rende epica senza diventare pop moderno da classifica radiofonica.
Centralità della voce
Sia Ranieri che Sal Da Vinci mettono la voce al centro: vibrato controllato, acuti pieni, fraseggio intenso. Non è una canzone “da produzione”, ma da interprete.
Le differenze
Nonostante le somiglianze, Sal Da Vinci non è una copia:
- Il suo timbro ha una sfumatura più mediterranea e contemporanea.
- La produzione è più moderna rispetto agli arrangiamenti orchestrali anni ’60-’70.
- Il linguaggio è meno enfatico e più diretto rispetto al lirismo teatrale di Ranieri.
A mio avviso, più che il “nuovo Ranieri”, Sal Da Vinci rappresenta un ritorno a quel modo di fare canzone italiana: melodia forte, interpretazione intensa, struttura solida e classica.
Il paragone regge per:
- eleganza scenica
- costruzione melodica
- scelta di un brano emotivo e senza compromessi
Ma ogni epoca ha il suo linguaggio. Ranieri negli anni ’60 incarnava il melodramma moderno; Sal Da Vinci oggi porta quella tradizione dentro un contesto diverso, più consapevole e meno enfatico.
Dire che Sal Da Vinci sia il nuovo Massimo Ranieri è forse eccessivo, ma è giusto riconoscere che la sua vittoria ha riportato al centro la grande canzone melodica italiana, quella costruita su voce, sentimento e struttura classica.
E in un’epoca dominata da produzioni elettroniche e brani rap-pop, questo ritorno alla tradizione ha avuto un sapore quasi rivoluzionario.