Vincenzo Schettini, il volto di “La Fisica che ci piace”, è finito al centro di una bufera social e mediatica dopo accuse di aver costretto studenti a guardare i suoi video YouTube per gonfiare visualizzazioni e voti.
Nella puntata di “Le Iene” dell’1 marzo 2026, il docente barese replica punto per punto a inviate e detrattrici, difendendo il suo metodo come “doposcuola gratis” e libertà didattica.
La bufera social: da intervista virale ad accuse di “like forzati”
Tutto inizia da un’intervista di Schettini a un podcast, finita virale, in cui ammette di aver incentivato gli alunni a seguire le sue lezioni online dal 2016 al 2025. “Per diventare virale un video ha bisogno di decine di visualizzazioni”, dice, scatenando polemiche su presunte pressioni scolastiche per monetizzare il canale. La giornalista Grazia Sambruna amplifica con un articolo, raccogliendo testimonianze di ex studenti che parlano di “obblighi” per voti extra e assenze coperte da supplenti.bari.
Schettini cancella alcuni video per “stress”, ma “Le Iene” (servizio di Daniele Bonistalli) lo rintracciano per un confronto diretto. Il prof nega irregolarità: nessun guadagno significativo (0 euro nel 2016, 8 nel 2017, 174 nel 2018), e i video erano “compiti a casa” non obbligatori.sapere.
Le risposte a “Le Iene”: “Libertà di insegnamento, non costrizione”
Intervistato da Bonistalli, Schettini è categorico: “Non ho mai costretto nessuno. Erano compiti a casa, un modo per dire ‘fate i compiti’. Esiste la libertà di insegnamento”. Sui voti extra: “Certo che è vera, è libertà didattica. L’incentivo era per studiare: facevo un doposcuola gratis senza chiedere una lira. Che c’è di sbagliato?”. Sulle assenze: “Erano permessi previsti dal contratto della scuola, punto”. Ammette di aver rimosso video in panico, ma promette di ripubblicarli dopo revisione.
Schettini difende il canale come strumento formativo: “Compiti online per far lavorare i ragazzi”. Nessun conflitto con Apple o sponsor: “In un anno al massimo ho guadagnato 175 euro”.
La replica di Grazia Sambruna: “Servizio di parte”

Il servizio scatena polemiche immediate. Grazia Sambruna si dissocia su X: “L’unica cosa positiva del servizio è quanto spudoratamente sia di parte. Propaganda per Schettini”. Accusa “Le Iene” di aver ignorato testimonianze e documenti, definendolo un favore a “soggetti istituzionali”. La giornalista insiste: dubbi su trasparenza e monetizzazione restano, con ex alunni che parlano di dinamiche opache.
Schettini ribatte indirettamente: “Chiedete verifica documentale agli enti scolastici”. Il dibattito si infiamma sui social, tra chi lo elogia come innovatore e chi lo accusa di abuso di ruolo.
“La Fisica che ci piace” ha reso Schettini un’icona: milioni di views, studenti motivati, fisica come show. Ma il caso riapre domande: un prof può usare la classe per spingere un canale personale? I “compiti YouTube” erano davvero liberi? Le Iene confermano: nessun riscontro irregolare dal 2016 al 2025, ma il prof ammette incentivi per views.
Sambruna e critici invocano indagini scolastiche; Schettini punta sulla “libertà didattica”. Il MIUR tace per ora. Il caso divide: per alcuni eroe anti-noia scolastica, per altri influencer che sfrutta studenti.
Schettini esce dall’inchiesta televisiva più forte tra i fan (“Grazie per la fisica divertente!”), ma con ombre. Promette chiarezza futura e focus su contenuti.
Grazia Sambruna annuncia approfondimenti. Il “metodo Schettini” – voti per views, doposcuola online – diventa simbolo del confine tra passione educativa e personal branding. In un’epoca di prof-TikToker, la domanda resta: innovazione o scorciatoia?