La kermesse di Sanremo si è aperta con la consueta parata dei big, trasformando il Teatro Ariston in un vero crocevia di moda, musica ed emozioni. Un appuntamento attesissimo, che ogni anno anticipa l’atmosfera della gara e racconta, attraverso abiti e gesti, lo stato d’animo degli artisti a poche ore dall’esibizione. La passerella ha visto alternarsi volti storici e nuove promesse, ciascuno con un proprio linguaggio estetico e scenico. Centinaia di fan hanno affollato le strade attorno all’Ariston per vedere da vicino i protagonisti dell’edizione numero 76. I cantanti hanno ricambiato il calore del pubblico con sorrisi, saluti e, in molti casi, bouquet di fiori donati ai fan, un gesto che ha contribuito a rendere la sfilata ancora più partecipata e scenografica. Il blue carpet 2026 ha confermato la varietà e la ricchezza del cast di quest’anno, composto da artisti provenienti da mondi musicali molto diversi: pop, rap, cantautorato, urban e nuove tendenze. Il defilé ha confermato un trend ormai consolidato: l’abito non è più semplice ornamento, ma parte integrante del messaggio artistico. Gli outfit hanno raccontato personalità e intenzioni artistiche: look eleganti e sartorialiper i cantautori più classici, che hanno scelto toni scuri e linee pulite. Colori accesi e dettagli scenografici per gli artisti urban e pop, che hanno trasformato la passerella in un preludio visivo alle loro performance. Richiami vintage e tocchi iconici per chi ha voluto giocare con la propria immagine, strizzando l’occhio alla tradizione sanremese. La varietà degli stili ha reso la sfilata un vero mosaico estetico, capace di anticipare l’eterogeneità musicale che vedremo sul palco.
Vediamo insieme ogni dettaglio.

Elettra Lamborghini incanta sul blue carpet: debutto in black couture e nuova maturità stilistica.
Elettra Lamborghini ha scelto un black dress dal taglio couture, segnando un cambio di passo evidente nel suo percorso estetico. L’abito, disegnato da Yanina Couture, caratterizzato da un bustier scolpito e spalle scoperte, valorizza la silhouette con una linea essenziale ma di forte presenza scenica. A completare il look, una giacca di pelo corta, anch’essa nera, che aggiunge un tocco di teatralità senza appesantire l’insieme. Il risultato è un equilibrio tra sensualità e rigore, perfettamente in linea con la nuova immagine che Lamborghini sembra voler costruire per questa edizione del Festival. Il beauty look segue la stessa direzione: capelli raccolti, luminosi, che lasciano spazio al viso e al collo, dove spicca un collier brillante dal taglio classico. La palette total black, lontana dai colori accesi e dalle provocazioni pop che hanno spesso accompagnato la cantante, racconta una maturità nuova, più consapevole e sofisticata.
Ditonellapiaga inaugura il suo Sanremo 2026.
Ditonellapiaga si è affidata a DSquared2, inaugurando il suo Sanremo 2026 con un look che è già una dichiarazione d’intenti: giocoso, concettuale, studiato nei dettagli e capace di trasformare il blue carpet in un piccolo palcoscenico performativo. La cantante arriva con quell’aria da fashion trickster che la contraddistingue, e il suo primo outfit conferma che il suo percorso di stile sarà uno dei più osservati dell’edizione. La giacca effetto plumage, morbida e vibrante, introduce un elemento di movimento continuo, come se il look respirasse con lei. Le décolleté spaiate firmate Casadei, sono il dettaglio che più di tutti definisce l’uscita: un gesto volutamente dissonante, che rompe la simmetria del red carpet e lo trasforma in un terreno di gioco. È una scelta che parla di libertà creativa, di ironia, di un’estetica che non teme di essere letta come “troppo”, perché è proprio lì che trova la sua forza. Accanto all’anima più eccentrica, Ditonellapiaga inserisce un tocco romantico calibrato con intelligenza: il fiocco tra i capelli, delicato ma non lezioso, e i collant a micro pois, che aggiungono una texture femminile e un po’ rétro. Il make‑up grafico completa l’insieme con un tratto deciso: linee nette, geometrie sottili, un approccio quasi illustrativo che trasforma il viso in un elemento di design. Non accompagna il look: lo definisce, lo incornicia, lo rende immediatamente riconoscibile. Se questo è solo il primo capitolo, le aspettative — già altissime — salgono ancora. Ditonellapiaga sembra pronta a costruire un Sanremo fatto di uscite‑evento, di scelte che non si limitano a vestire ma a raccontare, a provocare, a giocare con i codici della moda come fossero note musicali. Già ci piace, e sappiamo che non ha ancora mostrato tutto.
Francesco Renga sceglie un look essenziale che comunica sicurezza.
Francesco Renga sceglie un ingresso misurato ma impeccabile, costruito su un equilibrio che gli è congeniale: casual chic in nero, con quell’eleganza rilassata che non ha bisogno di effetti speciali per funzionare. Il look del cantante è firmato Canali, si presenta con pantaloni sartoriali neri, dalla linea pulita e asciutta, camicia in tinta, che mantiene l’outfit coerente e raffinato, bomber di pelle, il dettaglio che spezza la formalità e introduce un tocco contemporaneo. L’insieme è calibrato, credibile, perfettamente in linea con la sua identità: un’eleganza non ostentata, che punta sulla qualità dei capi e sulla naturalezza con cui li indossa.
Dargen D’Amico, il primo colpo di teatro: gessato su misura e piumino a strascico
Il suo ingresso sul blue carpet è un manifesto estetico: un completo gessato su misura, impeccabile nella costruzione, abbinato a un elemento che ribalta completamente i codici della sartoria classica. Il cuore del look è il piumino imbottito a strascico, realizzato in pendant con il completo. Un capo scenografico, quasi scultoreo, che trasforma un outfit formale in un esercizio di stile contemporaneo. Lo strascico, insolito per un capo tecnico come il piumino, crea un contrasto volutamente teatrale: la sartoria incontra lo streetwear, la tradizione si piega alla performance. Dargen non rinuncia ai suoi inseparabili occhiali da sole Italia Independent, ormai parte integrante della sua identità pubblica. Non sono un accessorio, ma un tratto distintivo: un modo per schermarsi, per giocare con il personaggio, per mantenere quella distanza ironica che lo caratterizza. Come già nel 2024, anche quest’anno Dargen sarà seguito da Rebecca Baglini, stylist che ha contribuito a definire la sua immagine negli ultimi anni.

Patty Pravo un’icona che gioca con il mistero.
Patty Pravo segna un’apparizione da diva assoluta, costruita su simboli, teatralità e una raffinatezza che non ha bisogno di essere spiegata. È una presenza che non passa: accade. Il cappello con veletta delicatamente appoggiata sul viso è il primo gesto scenico. Un dettaglio d’altri tempi, che aggiunge mistero e distanza, come se Patty Pravo attraversasse il blue carpet sospesa tra passato e presente. È un accessorio che parla di lei: eleganza, controllo, un tocco di dramma calibrato. Il pezzo forte è il soprabito con strascico, una creazione nera attraversata da fiamme rosse ispirate alla Fenice. L’opera porta la firma di Simone Folco, che costruisce un capo scenografico ma mai eccessivo, arricchito da dettagli brillanti che catturano la luce e amplificano il movimento. La Fenice è un simbolo potente: rinascita, trasformazione, eternità. Indossarlo non è casuale. Patty Pravo lo porta come un’estensione della sua storia artistica, fatta di metamorfosi continue e di un carisma.
Leo Gassmann un minimalismo costruito con intelligenza.
Leo Gassmann porta sul blue carpet una scelta di stile che si distingue per misura, coerenza e pulizia visiva: un monocromo blu navy che racconta un’eleganza giovane, controllata e senza fronzoli. È un look che non cerca l’effetto, ma che funziona proprio perché rimane fedele alla sua identità. Il suo outfit si articola in tre elementi chiave: soprabito con cintura, il capo che struttura l’insieme e introduce una nota di eleganza rilassata; pullover girocollo, essenziale e morbido, che sostituisce la camicia con un tocco più contemporaneo; pantaloni leggermente svasati, che allungano la figura e aggiungono movimento. La firma è di Bally, dettaglio che conferma la volontà di puntare su una sobrietà di qualità, senza ostentazione.

Levante, il nuovo minimalismo: doppiopetto impeccabile e collant lilla che accendono il blue carpet.
Levante porta sul blue carpet un’estetica che unisce rigore e leggerezza, costruendo un minimalismo con il twist che la distingue immediatamente nel panorama delle prime uscite. Il cuore dell’outfit è il cappotto doppiopetto con revers lucidi, un capo che richiama la sartorialità classica ma con un accento contemporaneo. Sotto, il dolcevita scuro mantiene la palette essenziale e pulita, creando una base compatta che valorizza la silhouette. L’insieme è costruito su linee nette e colori profondi, ma senza rigidità: Levante lo indossa con naturalezza, trasformando la sobrietà in una scelta di stile consapevole. Il dettaglio che rompe l’equilibrio — e lo rende interessante — è il tocco di colore dei collant lilla. Una scelta inattesa, che illumina l’outfit e mette in risalto le gambe con un contrasto delicato ma deciso. È un gesto stilistico che racconta la sua personalità: elegante, ma mai prevedibile. L’hairstyle morbido incornicia il viso senza appesantire, mentre il make‑up by Armani Beauty aggiunge profondità allo sguardo con un tratto grafico che dialoga perfettamente con il mood dell’outfit. È un beauty look che non sovrasta, ma completa: un equilibrio raro e ben riuscito.
Mara Sattei tailleur oversize e costruzione Westwood.
Mara Sattei si presenta a Sanremo 2026 con un’estetica che parla chiaro: creatività, identità e un omaggio dichiarato all’immaginario ultra‑riconoscibile di Vivienne Westwood. La sua prima sfilata fuori dall’Ariston è un manifesto di stile che unisce sartorialità, spirito punk e un tocco british che diventa subito cifra narrativa. La scelta del tailleur leggermente oversize è un richiamo diretto al linguaggio della maison: volumi controllati, proporzioni che giocano con la figura, una femminilità che non passa mai per la prevedibilità. Il taglio, la postura, la scelta del monocromo: tutto rimanda a quella scuola di moda che ha fatto della ribellione elegante un’arte. Il dettaglio che definisce il look è la sciarpa tartan XXL, un accessorio che porta con sé l’intero immaginario Westwood: punk, tradizione sovvertita, ironia. Indossata in versione maxi, diventa quasi un elemento scenografico, un contrappunto visivo che rompe la linearità del tailleur e aggiunge profondità all’insieme. È un gesto stilistico che racconta una direzione precisa: Mara Sattei non vuole solo vestirsi, vuole interpretare.
Enico Nigiotti la marinière come dichiarazione di stile.
Enrico Nigiotti porta sul blue carpet un’estetica che gioca con la tradizione marinaresca e la contemporaneità del fit over, costruendo un look stratificato, rilassato e sorprendentemente narrativo. La shirt marinière è il primo elemento che cattura l’attenzione: un classico intramontabile che, nel suo caso, diventa il punto focale di un outfit pensato per essere casual ma con personalità. La scelta della rigata navy‑bianca richiama un immaginario preciso: pulito, essenziale, un po’ rétro. Indossata sotto una giacca dal taglio contemporaneo, crea un contrasto interessante tra tradizione e modernità. È un capo che illumina il viso, alleggerisce la palette e introduce un ritmo visivo immediato. L’outfit si costruisce su volumi morbidi e sovrapposizioni: giacca con colletto e tasche frontali, dal taglio over e dall’attitudine quasi workwear; stratificazione morbida, che rende il look dinamico e attuale; linee rilassate, che valorizzano la fisicità senza irrigidire. Sulla giacca spicca una spilla a forma d’insetto, un dettaglio che rompe la linearità del look e introduce un elemento quasi narrativo. Potrebbe essere un portafortuna, un vezzo estetico o un riferimento personale: in ogni caso, funziona come punto di luce e di ironia, aggiungendo profondità a un outfit altrimenti molto pulito.

J‑Ax, il cowboy metropolitano: frange, pelliccia lucida e un western glam che domina il blue carpet.
J‑Ax conferma tutte le previsioni: la sua prima uscita sul blue carpet è un manifesto glam‑western, un mix calibrato di estetica country, teatralità urbana e quella vena ironica che da sempre lo rende immediatamente riconoscibile. È un look che non si limita a citare il genere: lo reinterpreta, lo amplifica, lo porta nel territorio dello spettacolo. Gli irrinunciabili dello stile country ci sono tutti: cappello da cowboy, a definire subito il mood; western tie, dettaglio iconico che aggiunge verticalità e carattere; denim con frange, il pezzo più scenografico, che introduce movimento e un tocco quasi performativo.Accanto al vocabolario western, J‑Ax inserisce una serie di elementi glam che trasformano il look in un ibrido potentissimo: giacca di pelliccia lucida, che porta il country in un territorio più rock e più notturno; guanti, che aggiungono un tocco di di teatralità controllata; bastone, accessorio scenico che completa la silhouette e rafforza la presenza. È un’estetica che gioca con l’eccesso, ma senza perdere coerenza: un equilibrio che solo lui riesce a mantenere. Nel mosaico delle prime uscite del Festival, J‑Ax porta una dimensione diversa: il racconto di un personaggio, costruito attraverso citazioni, ironia e una forte identità visiva. Il glam‑western diventa così un linguaggio, un modo per dichiarare che il suo Sanremo sarà anche un viaggio estetico.

John Richmond veste di bianco l’anima punk del Festival: le Bambole di Pezza.
Al Festival numero 76, dove l’eleganza spesso si declina in abiti da sera e silhouette impeccabili, Le Bambole di Pezza hanno scelto di riscrivere le regole. La band, da sempre portavoce di un punk viscerale e autentico, ha calcato il palco con un’uscita coordinata total white firmata John Richmond: un colpo d’occhio potente, quasi accecante, che ha trasformato la loro presenza in una dichiarazione di intenti. Ognuna delle quattro musiciste ha interpretato il tema con variazioni che raccontano la propria identità, mantenendo però un filo conduttore comune: un punk che non rinuncia alla teatralità. Denim e cristalli per chi vive il palco come un’arena, con pantaloni bianchi tempestati di luce che catturano ogni riflesso. Crop top e giacche di pelo per chi preferisce un’estetica più audace, quasi animalesca, che gioca con volumi e texture. Stivali importanti e collant ricamati, un mix di forza e delicatezza che porta il punk in una dimensione più sensuale e contemporanea. Il risultato è un ensemble che funziona come un coro visivo: armonico, ma mai monotono. Tra tutte, Martina “Cleo” Ungarelli ha scelto un dettaglio che ha fatto parlare: una corona. Non un vezzo, ma un simbolo. Un modo per rivendicare il proprio ruolo di frontwoman senza rinunciare all’ironia, trasformando un accessorio regale in un gesto punk. La corona, abbinata al bianco assoluto del look, crea un contrasto che racconta perfettamente la band: ribelle, ma consapevole; irriverente, ma mai casuale.

Masini e Fedez: il doppio total black che firma la loro sintonia al Festival.
Marco Masini e Fedez, entrambi in total black, hanno confermato una sintonia che negli anni si è fatta sempre più evidente, non solo sul piano musicale. Pur condividendo la stessa palette, i due artisti hanno interpretato il nero in modi profondamente diversi, quasi complementari. Marco Masini ha scelto un look tailor‑made, pulito, preciso, costruito su misura come una seconda pelle. Un’eleganza senza fronzoli, che rispecchia la sua presenza scenica: solida, essenziale, capace di imporsi senza bisogno di effetti speciali. Fedez, al contrario, porta il nero su un terreno più urbano e contemporaneo. La sua giacca lunga in pelle diventa il fulcro dell’outfit, un dettaglio che rompe la linearità del total black e lo proietta in un immaginario più street, più performativo, più vicino alla sua cifra stilistica. La scelta di presentarsi in una sorta di “duetto cromatico” non è casuale. Masini e Fedez hanno già dimostrato, nelle loro precedenti apparizioni al Festival, una sorprendente affinità: artistica, certo, ma anche personale. Il risultato è un’immagine forte, coerente, che racconta due percorsi e due generazioni che si incontrano senza annullarsi.
Sal Da Vinci, eleganza classica con un tocco scenografico.
In mezzo a look audaci, sperimentazioni cromatiche e interpretazioni personali del concetto di stile, Sal Da Vinci sceglie la via dell’eleganza senza tempo. Camicia impeccabile e cravatta perfettamente annodata, il cantante si presenta con un’aria da vero signore del palcoscenico. Ma è il soprabito a mantella a fare la differenza: un dettaglio scenografico, quasi teatrale, che aggiunge movimento e personalità all’insieme.

Arisa, sorpresa di stile in Dries Van Noten.
Arisa conquista la scena con un look che non passa inosservato, firmato Dries Van Noten. Un completo sofisticato, dominato da una gonna midi effetto pelo—rigorosamente in tessuto—che aggiunge volume e carattere all’insieme. A completare il look, le scarpe lucide alte a contrasto, un dettaglio deciso che spezza la palette con intelligenza, mentre i capelli raccolti con eleganza mettono in risalto i gioielli di Crivelli, luminosi senza essere invadenti. Un’uscita che resta impressa, capace di unire ricerca stilistica e presenza scenica: Arisa dimostra ancora una volta di saper sorprendere, reinventarsi e dominare il red carpet con una personalità che non teme sperimentazioni.
Luchè, minimalismo dark firmato Louis Vuitton Men.
Anche Luchè sceglie un’estetica essenziale ma potentissima, costruita su capi minimal e scuri, tutti rigorosamente Louis Vuitton Men. Un total look che parla la lingua della sua musica: urbana, diretta, senza sovrastrutture. I pantaloni con le tasche richiamano esplicitamente il contesto street da cui proviene, mentre i bottoni a forma di fiore, piccoli ma preziosi, diventano un omaggio raffinato alla kermesse ligure, alla quale il rapper partecipa per la prima volta. Un equilibrio perfetto tra lusso e identità, tra sartorialità e strada.
Serena Brancale si reinventa: nuove forme e nuova eleganza al Festival.
Per Serena Brancale, questa edizione del Festival segna un cambio di rotta evidente, quasi dichiarato sin dal primo passo sul blue carpet. Serena indossa un blazer dalle forme arrotondate, un capo che abbandona le linee rigide per abbracciare una costruzione più dolce, quasi scultorea. È un modo diverso di interpretare la giacca: non più solo struttura, ma movimento, presenza, personalità. A completare il look, una gonna fluida che sfiora il pavimento, leggera e dinamica, capace di accompagnare i gesti senza mai sovrastarli. L’insieme crea un equilibrio raffinato tra volumi e morbidezze, tra eleganza e modernità, tra femminilità e ricerca. Questa scelta stilistica non è solo un cambio d’abito: è un cambio di linguaggio. Serena Brancale appare più consapevole, più libera di sperimentare, più incline a raccontare se stessa attraverso forme nuove. Il risultato è un’immagine che colpisce per coerenza e freschezza, e che promette di evolvere ancora nel corso della settimana festivaliera. Un debutto che lascia intuire una direzione chiara: Serena è pronta a riscrivere il proprio stile, senza timore di osare.

Raf torna a Sanremo: eleganza casual chic tra abito scuro e soprabito sabbia.
Per il suo attesissimo ritorno in gara a Sanremo, Raf ha scelto di occuparsi personalmente della propria immagine, firmando un look che rispecchia perfettamente la sua identità artistica: sobria, raffinata, mai gridata. La sua prima apparizione sul palco racconta un approccio casual chic. Raf opta per un abito scuro, essenziale e pulito, che valorizza la sua presenza scenica senza ricorrere a eccessi. A completare il look, un soprabito color sabbia, scelta cromatica che illumina l’insieme e introduce un contrasto morbido, sofisticato, perfettamente calibrato. È un outfit che parla di equilibrio: tra comfort e ricercatezza, tra tradizione e modernità. La decisione di curare personalmente la propria immagine non è un dettaglio secondario. Raf porta sul palco un’estetica che gli appartiene, che non rincorre le tendenze ma le interpreta con misura, restituendo un’immagine autentica e coerente con la sua storia musicale. Un debutto che conferma la sua capacità di rinnovarsi senza perdere la propria essenza.
Ermal Meta, eleganza materica e colori di terra sul Green Carpet.
Per il suo ritorno sul Green Carpet, Ermal Meta sceglie un’immagine costruita con cura sartoriale, affidandosi a Trussardi per un progetto stilistico che inizia a rivelarsi proprio in questa prima uscita. Un look che racconta ricerca, stratificazione e una palette cromatica che parla la lingua della natura. Il cantante appare in un outfit stratificato, pensato per valorizzare texture e volumi senza rinunciare alla leggerezza. La scelta dei colori di terra è centrale: tonalità calde, profonde, che emergono soprattutto nella camicia di raso, resa ancora più interessante dal foulard coordinato, un dettaglio che aggiunge movimento e personalità. A contrasto con la morbidezza della parte superiore, Ermal indossa pantaloni di nappa, un materiale deciso, quasi scultoreo, che dona struttura all’insieme. A completare il look, un trench sofisticato in denim flockato, un capo che unisce classicità e sperimentazione, trasformando un tessuto quotidiano in qualcosa di prezioso e inatteso. Questa prima apparizione lascia intuire un percorso stilistico chiaro: Ermal Meta punta su un’eleganza materica, fatta di sovrapposizioni, texture e colori che raccontano una nuova maturità estetica. Un look che non cerca l’effetto, ma la coerenza, e che apre la strada a un Festival in cui la moda diventa parte integrante della sua narrazione artistica.

Eddie Brock, monocromo d’autore: l’azzurro petrolio di Lardini conquista il Green Carpet.
Anche Eddie Brock sceglie la via del monocromo, ma lo fa con una personalità ben definita, puntando su una tonalità tutt’altro che scontata: un azzurro petrolio intenso, sofisticato, che diventa immediatamente il tratto distintivo del suo look. A firmare l’outfit è Lardini, brand che da sempre unisce sartorialità e modernità con una cura quasi maniacale per i dettagli. Il completo, costruito su linee pulite e volumi essenziali, valorizza la scelta cromatica senza appesantirla. L’azzurro petrolio, profondo e vibrante, dona carattere e freschezza, distinguendosi tra i look più classici della serata. È una scelta che comunica sicurezza, gusto e una certa voglia di sperimentare pur restando in un territorio elegante. A completare l’outfit, Eddie sceglie orecchini e catena con charm di Pandora, dettagli luminosi che aggiungono un tocco personale e contemporaneo. Gli accessori non rubano la scena, ma la arricchiscono, creando un equilibrio perfetto tra sartorialità e stile urbano.
Fulminacci, eleganza matura: il formale secondo Ami Paris.
Per questa edizione del Festival, Fulminacci sceglie di presentarsi con un’immagine più matura, più consapevole, quasi a voler segnare un nuovo capitolo della sua presenza sul palco dell’Ariston. La sua prima apparizione racconta infatti un’evoluzione stilistica chiara: un formale moderno, costruito con cura e firmato interamente da Ami Paris.
Sayf, eco‑fur e dettagli preziosi.
Sayf sceglie un look che unisce carattere, texture e un tocco di preziosità contemporanea. La sua immagine si distingue immediatamente per un equilibrio riuscito tra streetwear raffinato e ricercatezza sartoriale, costruito attorno a capi che raccontano personalità e stile. Il cuore dell’outfit è la giacca lunga in eco‑fur, un capo scenico, morbido e avvolgente, che aggiunge volume e presenza senza risultare eccessivo. Sayf la abbina a pantaloni in denim, scelta che introduce un contrasto più quotidiano e urbano, mantenendo però un’estetica pulita e coerente. La camicia a righe completa il look con un tocco classico, creando un gioco di texture e pattern che rende l’insieme dinamico e moderno. A elevare ulteriormente l’outfit ci pensano i gioielli di Tiffany & Co., dettagli luminosi che aggiungono un accento di eleganza contemporanea. Sono accessori che non rubano la scena, ma la definiscono: piccoli punti luce che raccontano cura, intenzione e un gusto preciso per il dettaglio.

Malika Ayane, essenzialità sofisticata: l’eleganza pulita di Emporio Armani.
Per questa edizione del Festival, Malika Ayane sceglie un’estetica che parla la lingua della sottrazione. La cantante punta su un’immagine costruita attraverso linee nette, volumi controllati e una palette rigorosa, affidandosi all’eleganza senza tempo di Emporio Armani. Il look è dominato da un soprabito scuro, impeccabile nella sua semplicità, sotto il quale spunta l’unico guizzo cromatico dell’outfit: un collo alto cobalto, intenso e luminoso, che spezza la monocromia con un tocco di carattere. È un dettaglio calibrato, che non disturba l’armonia generale ma la arricchisce con una nota vibrante. Malika completa l’immagine con i capelli raccolti, scelta che mette in risalto i tratti del viso e lascia spazio al make‑up sfumato, studiato per enfatizzare lo sguardo. Le nuance morbide e stratificate creano profondità senza appesantire, in perfetta sintonia con l’essenzialità dell’outfit. La sua apparizione conferma una direzione stilistica chiara: Malika Ayane sceglie la purezza delle forme, la precisione dei dettagli e un’eleganza che non ha bisogno di sovrastrutture. Un look che parla di maturità, misura e personalità, perfettamente in linea con la sua identità artistica.
Colombre e Maria Antonietta, stile non coordinato ma impossibile da ignorare.
Insieme creano un contrasto interessante, quasi una dichiarazione di stile a due voci, capace di distinguersi sul Green Carpet. Colombre sceglie un’eleganza misurata, fatta di abiti sartoriali dalle linee pulite e dalla costruzione impeccabile. Il pezzo che definisce il look è il cappotto leggero di Corneliani, un capo che unisce classicità e modernità con quella cura dei dettagli che da sempre caratterizza la maison. Il risultato è un’immagine raffinata, sobria ma mai banale, che racconta un artista che sa come vestirsi senza ostentare. Accanto a lui, Maria Antonietta porta una ventata di energia visiva. I suoi stivali multicolor metallici sono un colpo d’occhio immediato, un dettaglio che cattura la luce e definisce il mood dell’intero outfit. Li abbina a un cappotto corto animalier con colletto di pelliccia rosa confetto, firmato Art Dealer: un mix audace, giocoso, perfettamente in linea con la sua personalità artistica.

Michele Bravi, sovrapposizioni sartoriali: il fascino del gessato secondo Antonio Marras.
Per questa edizione del Festival, Michele Bravi sceglie un look che parla la lingua della sartorialità più ricercata. La sua apparizione è un esercizio di stile costruito attraverso sovrapposizioni, texture e un’eleganza che non rinuncia al carattere. A firmare l’intero outfit è Antonio Marras, maestro nel trasformare i codici classici in narrazioni visive contemporanee. Il cuore del look è un completo in panno gessato, un tessuto che richiama la tradizione sartoriale ma che, nelle mani di Marras, acquista una nuova morbidezza. Le righe sottili allungano la figura e donano un’eleganza naturale, mai rigida, perfettamente in linea con l’estetica di Bravi. Sopra il completo, Michele indossa un cappotto spigato, scelta che introduce un secondo pattern e crea un dialogo visivo raffinato. L’incontro tra gessato e spigato è audace ma armonioso, un gioco di grafismi che aggiunge profondità e personalità all’outfit senza risultare eccessivo.
Nayt, total black con carattere: quando i dettagli fanno davvero la differenza.
Per questa edizione del Festival, Nayt sceglie un’estetica total black che, lungi dall’essere una soluzione minimale, diventa un terreno fertile per giocare con texture, accessori e micro‑scelte stilistiche che definiscono l’intero look. Un outfit che parla di controllo, coerenza e personalità, costruito attraverso dettagli che meritano attenzione.La base del look è rigorosamente nera, ma tutt’altro che monotona. Nayt punta su capi dalle linee pulite, lasciando che siano i materiali e le finiture a raccontare la storia. Il risultato è un’immagine compatta, forte, che si distingue proprio per la sua apparente semplicità. A rompere la monocromia intervengono elementi mirati, scelti con cura: i camperos in pelle martellata, che aggiungono una nota western contemporanea e introducono una texture interessante; i guantini color vino, unico vero elemento a contrasto, capaci di catturare lo sguardo senza spezzare l’armonia generale; la sovrapposizione di chiusure lampo, dettaglio di tendenza che dona dinamismo e un accento urban al total black. Sono scelte che non gridano, ma parlano: raccontano un artista attento, consapevole, che usa il nero come tela per costruire un linguaggio personale.
Chiello, dettagli rock che spezzano la compostezza.
Il protagonista del look di Chiello è un maxi cappotto dal fit slim, aderente dalle spalle fino al fondo, che scolpisce la figura e crea un’immagine slanciata, quasi tagliente. La scelta del cappotto slim è strategica: Chiello lo indossa come un manifesto di stile, puntando su linee nette e una costruzione che accompagna il corpo senza mai appesantirlo. È un capo che parla di controllo, di intenzione, di una moda che non ha bisogno di eccessi per farsi notare. A dare ritmo all’outfit intervengono gli stivaletti col tacco rock, bianchi come la cravatta, due elementi che creano un contrasto cromatico deciso rispetto al resto del look. Sono scelte che catturano lo sguardo e aggiungono un tocco di teatralità calibrata, perfettamente in linea con la sua estetica. Sotto il cappotto, spunta una camicia a righe chiare con fondo bordeaux, dettaglio che introduce profondità e un accento cromatico più caldo. È un elemento che arricchisce l’insieme senza spezzarne l’armonia, aggiungendo un sottotesto elegante e ricercato.
Samurai Jay, pelle coordinata e ironia di stile: un debutto che cattura lo sguardo.
Per il suo esordio al Festival, Samurai Jay sceglie un look che unisce coerenza, carattere e un tocco di estrosità. Il protagonista dell’outfit è il trench in pelle, perfettamente coordinato ai pantaloni. È un total leather che comunica sicurezza e presenza, senza risultare eccessivo. Sotto il trench, spunta un dettaglio che rompe la linearità del look: il colletto d’ispirazione animalier della maglia. Un tocco estroso, inatteso, che introduce un elemento di fantasia e aggiunge profondità all’insieme. È il tipo di dettaglio che racconta personalità e voglia di giocare con i codici estetici. A completare l’immagine, un gesto che diventa immediatamente parte del look: Samurai Jay infila il mazzo di fiori in dotazione in una shopper coi manici. Un’idea ironica, quasi performativa, che trasforma un accessorio “obbligato” in un elemento di stile. È un modo intelligente di reinterpretare un rituale del Festival, rendendolo proprio.Un’idea ironica, quasi performativa, che trasforma un accessorio “obbligato” in un elemento di stile.
Tommaso Paradiso, semplicità d’autore: il suo mix di bianco, nero e verde militare firmato Emporio Armani.
Tommaso Paradiso look, firmato Emporio Armani, gioca con linee pulite e una palette ridotta, costruendo un’immagine che convince proprio grazie alla sua apparente semplicità. Il cantante punta su un mix di bianco, nero e verde militare, una combinazione che funziona per contrasto e sobrietà. Il protagonista è il cappotto verde militare, su cui spicca una spilla Art Déco, dettaglio raffinato che aggiunge un tocco di personalità senza appesantire l’insieme. Il resto del look segue la stessa filosofia: linee nette, volumi controllati, una costruzione che privilegia la pulizia visiva. Il bianco e il nero, distribuiti con equilibrio, creano una base neutra che permette al cappotto di emergere come elemento chiave. Tommaso Paradiso non ha bisogno di eccessi per farsi notare. La sua scelta di puntare sull’essenzialità—con un twist cromatico e un dettaglio gioiello ben calibrato—dimostra una maturità stilistica che si inserisce perfettamente nel linguaggio di Emporio Armani. Un look che scorre, funziona e lascia un’impressione chiara: la semplicità, quando è ben costruita, è sempre una dichiarazione di stile.
Tredici Pietro, denim melanzana e dettagli glamour: il completo Golden Goose che conquista.
Tredici Pietro sceglie un look che unisce personalità, comfort e un tocco di ricercatezza contemporanea. La sua immagine è costruita attorno a capi dal carattere deciso, capaci di distinguersi senza mai risultare eccessivi. Il punto di partenza è un completo in denim color melanzana, firmato Golden Goose. Una tonalità profonda, sofisticata, che aggiorna il concetto di denim rendendolo immediatamente più elegante e scenico. La scelta del completo crea un effetto compatto, coerente, che valorizza la silhouette e dona un’aria rilassata ma curata. Sopra il completo, Tredici Pietro indossa un cappotto di lana grossa, un capo che aggiunge volume e texture, creando un contrasto interessante con la superficie più rigida del denim. A completare il look, le sneakers bianche, che alleggeriscono l’insieme e introducono un tocco sportivo e contemporaneo. A definire davvero l’outfit è la doppia spilla agganciata al petto, dettaglio che si conferma tra gli accessori maschili più glamour del momento. Un elemento piccolo ma potentissimo, capace di trasformare il look e di raccontare un’attenzione al dettaglio che fa la differenza. Tredici Pietro dimostra ancora una volta di saper interpretare la moda con naturalezza: materiali importanti, colori ricercati e accessori mirati. Un outfit che convince per equilibrio e personalità, e che lo posiziona tra le presenze più interessanti del Festival.
AKA 7even e LDA, simmetrie in nero: look gemelli in passerella.
Non hanno scelto un coordinato dichiarato, ma il risultato è quello di due look praticamente gemelli. Entrambi puntano sul nero totale, costruendo un’estetica compatta, pulita, che gioca sulla forza della somiglianza. Il pezzo chiave è la giacca monopetto in stile camicia di pelle, identica per entrambi. Una scelta che unisce rigore e attitudine urban, con quella lucentezza controllata che rende il nero ancora più scenico. Il fit asciutto e la struttura essenziale contribuiscono a creare un’immagine coerente e immediatamente riconoscibile. A completare il quadro, gli anfibi, anch’essi uguali, che aggiungono un tocco grunge e consolidano la sensazione di un look studiato a quattro mani. Anche le montature scure degli occhiali sono molto simili, ulteriore elemento che amplifica l’effetto “duo”. La loro sintonia stilistica è evidente. Resta da capire se manterranno questa simmetria anche durante la gara, trasformando la moda in un linguaggio condiviso, o se sceglieranno di differenziarsi per raccontare due identità distinte. La loro sintonia stilistica è evidente. Resta da capire se manterranno questa simmetria anche durante la gara, trasformando la moda in un linguaggio condiviso, o se sceglieranno di differenziarsi per raccontare due identità distinte.
