Da Anzio al palco di Miss Universe: Lucilla Nori, modella e formatrice, ha conquistato il mondo trasformando la timidezza in un’arma vincente. Con una laurea in Scienze della Moda, un master in Management e la passione per l’“Arte del Portamento”, oggi ispira migliaia di donne a incarnare non solo bellezza, ma valori autentici. Scopriamo insieme il suo viaggio straordinario.

Lucilla, da Anzio al palco di Miss Universe: qual è l’immagine più vivida che ti porti dietro di questo percorso?
L’immagine più vivida è il momento prima di entrare in scena: le luci ancora basse, il cuore che batte forte, il respiro che cerco di controllare. In quell’istante non sei la corona, non sei il vestito, non sei il titolo. Sei solo tu, con la tua storia. E io vedevo la ragazza di Anzio, timida, con tanti sogni e poche certezze, che aveva deciso di non restare piccola. È quell’attimo di silenzio prima dell’applauso che mi ricorda da dove vengo e perché ho iniziato.
Hai raccontato spesso che la timidezza è stata il tuo “motore segreto”: in che modo i concorsi ti hanno aiutata a trasformarla in forza?
La timidezza ti costringe ad ascoltare. Nei concorsi ho imparato che non dovevo eliminarla, ma comprenderla. Essere timida mi ha resa più osservatrice, più empatica, più attenta ai dettagli. Salire su un palco quando hai paura ti obbliga a crescere. Ogni passerella è stata una piccola sfida vinta contro la voce che diceva “non sei abbastanza”. E quando inizi a vincere contro te stessa, nessuna giuria ti spaventa più.

Se dovessi spiegare a una ragazza di 18 anni la differenza tra apparire e rappresentare, cosa le diresti?
Apparire è mostrare qualcosa di bello. Rappresentare è incarnare un valore.
Apparire dura il tempo di una foto. Rappresentare richiede coerenza, responsabilità, studio, presenza.
Le direi: chiediti sempre “Cosa voglio che le persone sentano quando mi guardano?” Se la risposta è solo “ammirazione”, stai apparendo. Se è “ispirazione”, stai rappresentando.
Quanto hanno pesato studio e strategia nella tua preparazione?
Moltissimo. La laurea in Scienze della moda e del costume mi ha dato consapevolezza culturale: quando indossi un abito non indossi solo tessuto, ma storia, identità, simboli. Il Management mi ha insegnato strategia, comunicazione, branding personale. Miss Universe non è solo estetica: è visione, leadership, capacità di parlare al mondo. Senza studio sarei stata solo preparata fisicamente; con lo studio ero pronta mentalmente.
Con “Arte del Portamento”, qual è l’errore più comune che vedi?
Le spalle chiuse in avanti. È un gesto inconscio di difesa. Chiudiamo le spalle quando non vogliamo occupare spazio.
Io parto sempre dal respiro: inspiro, allungo la colonna, apro il petto senza rigidità. Il portamento non è rigidità militare, è equilibrio morbido. Quando una donna apre le spalle, cambia non solo la postura ma il modo in cui si percepisce.
Come proteggi il tuo equilibrio emotivo?
Ho rituali semplici: camminare vicino al mare quando posso, scrivere a mano i miei pensieri, allenarmi non per estetica ma per centrarmi. E poi silenzio.

Il sogno oltre la corona?
Mi vedo imprenditrice e formatrice. Voglio far crescere “Arte del Portamento” come progetto educativo strutturato, magari integrandolo in scuole e accademie.
Il palco mi piace, ma non per essere vista: per dare voce.
Il mio sogno oltre la corona è lasciare strumenti, non solo immagini. Creare donne consapevoli, presenti, eleganti dentro prima che fuori.
Perché la vera eleganza non è come entri in una stanza.
È cosa lasci quando esci.
La storia do Lucilla non è solo una corona o un titolo: è un’ispirazione vivente che dimostra come eleganza, studio e consapevolezza possano trasformare sogni in realtà. Dal silenzio di Anzio ai riflettori internazionali, il suo messaggio è cristallino: la vera bellezza è quella che lascia un segno.
Grazie, Lucilla, per ricordarci che il portamento più elegante è quello del cuore.