Il femminismo ha profondamente plasmato l’ordinamento giuridico italiano, trasformando principi costituzionali in conquiste normative che hanno abbattuto discriminazioni storiche e promosso parità di genere.
Fondamenti Costituzionali
L’art. 3 Cost. sancisce l’uguaglianza formale e sostanziale: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso”. L’art. 37 garantisce alla donna “le stesse opportunità e le stesse retribuzioni per un uguale lavoro” e tutela maternità. L’art. 51 apre uffici pubblici e cariche elettive a entrambi i sessi, con “misure per promuovere l’equilibrio” (riforma 2003). Queste norme nascono dal lavoro delle Costituenti, quasi 50 avvocati donne su 21 elette.
Riforme Storiche Chiave
- 1970: Legge 898 sul divorzio, primo passo contro l’indissolubilità del matrimonio.
- 1975: Riforma famiglia (Legge 151): fine potestà maritale, parità coniugi, affidamento condiviso figli.
- 1978: Legge 180 abolisce manicomi, migliorando diritti donne psichiatriche.
- 1981: Abrogazione “delitto d’onore” (sentenza Corte Cost. 1981).
- 1996: Stupro da reato contro morale a reato contro persona (Legge 66/96).
- 2019: Codice Rosso (Legge 69): tutela vittime violenza domestica/ stalking.
Giurisprudenza e Pari Opportunità
La Corte Costituzionale ha interpretato il femminismo giuridico: sent. 33/1960 aprì magistratura alle donne; sent. 13/1968 parità retribuzioni; sent. 422/1989 contro discriminazioni gravidanza. Oggi, Legge Guerini (2019) promuove quote rosa consigli amministrazione; Pari opportunità (D.Lgs. 198/2006) combatte mobbing/ gap salariale (donne guadagnano 5,5% in meno).
Sfide Contemporanee
Disparità persistono: gender gap 26% (World Economic Forum 2025), violenza di genere (120 femminicidi/anno), maternità penalizzante. Riforme Cartabia e PNRR puntano a giustizia digitale paritaria, ma serve più sensibilizzazione culturale.
Il femminismo italiano non è ideologia: è diritto vivo, che evolve per garantire equità sostanziale in famiglia, lavoro e società.