Esce venerdì 27 marzo “Balletti Verdi”, il nuovo album di VIADELLIRONIA, band tutta al femminile sospesa tra cantautorato e indie-rock.
Il progetto discografico, disponibile in presave e in uscita con Hukapan Dischi, è prodotto da Cesareo di Elio e Le Storie Tese e mixato da Taketo Gohara e segna il terzo capitolo del percorso artistico del gruppo.
Composto da nove tracce, il disco affronta tematiche sociali e identitarie attraverso sonorità rock e melodie di stampo cantautorale. Al centro del progetto c’è la negazione dell’orientamento e dell’identità personale: “Balletti verdi”, infatti, si muove tra ricostruzione e immaginazione, esplora il peso della vergogna sociale e dell’amore. Non si limita alla cronaca, ma attraversa il tempo: mentre fuori infuria lo scandalo, la società è quasi indifferente al dramma. Questa tensione tra intimità e giudizio collettivo diventa il cuore dell’album. Il concetto si concretizza e crea una coerenza che diventa allo stesso tempo storia e rivoluzione. Il risultato è un racconto musicale che unisce memoria storica e desiderio al dolore e alla bellezza.
Il titolo prende ispirazione dall’omonimo scandalo che sconvolse l’Italia fra il 1960 e il 1964, e che coinvolse diversi personaggi pubblici, del mondo dello spettacolo e dell’alta borghesia, dando vita a un’inchiesta di grandi dimensioni che infine si rivelò infondata, a detta di alcuni giornali “una montatura”.
“I Balletti sono tutti gli scandali di natura sessuale, e verde era il fiore all’occhiello di Oscar Wilde – raccontano le artiste – Questo disco è dedicato allo scandalo omosessuale che sconvolse l’Italia nell’ottobre del 1960. Contiene i nostri sogni e immagina quelli degli imputati. E piange la vergogna di allora, in una catena inesausta di desiderio e di mancanza. Questo disco racconta l’amore che va a processo mentre, nelle case degli altri, Radio Istanbul passa canzoni luminose.”
L’album si apre con “Non è un paese per checche”, con cui la band ha dato un’anticipazione del progetto; un brano dall’armonia luminosa, ma dall’ironia crudele, triste, che racconta una relazione omoerotica degli anni ‘70 evidenziando come la coscienza fosse divisa tra senso di colpa e necessità del piacere. O dell’amore. Segue “Amore bianco, amore d’oro, amore nero”, un pezzo che descrive tre amori diversi. La voce si ostina a chiedersi quale tra questi sia quello vero e si risponde infine che nessuno di essi è falso o più importante degli altri. Perché il cuore non è un’arena, e può ospitare tutti.
È poi il turno della title track “Balletti verdi (Balletti blu)”, brano incalzante e dolce allo stesso tempo. Riflette i pensieri di una delle persone coinvolte in questa vicenda di omosessualità in una provincia italiana dell’epoca: “Se si potesse uscire dal dolore come s’esce di città, io me ne andrei da qua” (citazione da L’Uomo che Ride di Hugo).
Il brano successivo, “Celeste”, è la descrizione del profilo e delle vicende di una ragazza inappagata, “che non sa bene cosa vuole”, che preferisce l’assistere al vivere. Cerca di trovare sé stessa a Berlino, dietro qualche nostalgia spartachista, ma torna delusa. La voce narrante è innamorata di lei e non è corrisposta, se non nella forma di una storia fugace. Ma continuerà ad adorare Celeste, la sua figura imprecisa e sognante.
La tracklist prosegue con “La morte della bellezza”, fantasia musicale ispirata al romanzo omonimo di Giuseppe Patroni Griffi, caposaldo della letteratura omosessuale italiana: la storia di due giovani che si innamorano durante i bombardamenti degli Alleati su Napoli nel 1943. Tra le rovine e le mine di una città prostrata, cercano una forma di felicità.
Cambio di registro per “Alla mia migliore amica liberata”, una canzone acustica scritta quando l’autrice aveva 20 anni. Racconta del momento in cui la voce narrante è riuscita a liberare la sua migliore amica, di cui era innamorata, dal proprio giogo, dalle proprie ossessioni, dalle proprie gelosie. Racconta di come siamo soliti mummificare gli amori dentro le canzoni e di come pretendiamo che ci debbano essere grati per questo, “come fa il morto col becchino, scoprendosi fiorito nel giardino.”
L’album prosegue con “L’uomo delle stelle”, brano che intarsia, su un tappeto di chitarre anni ’60, una doppia descrizione. Da una parte il vincente, la faccia da Forbes, e dall’altra chi ha trascorso anni attendendo che l’amore arrivasse come un miracolo, come un sasso che, lanciato nell’acqua, formasse finalmente dei quadrati anziché dei cerchi.
“Kuliscioff”, il pezzo successivo, è una ballad dedicata ad Anna Kuliscioff. La canzone evoca momenti e atmosfere di rivolta legati alla vita del “vero uomo del socialismo italiano”, come Labriola ha definito Kuliscioff: Andrea Costa l’anarchico e amore giovanile, Filippo Turati, malato di nervi, il Palazzo d’Inverno, i dinamitardi e i ricordi di un’infanzia russa.
L’album si chiude con “Notre Dame”, una ballata che dispiega la metafora della cattedrale in fiamme per descrivere le colpe della società moderna. All’interno del brano si intrecciano arte, politica, amore e riflessioni sul passato e su quello che sarà il futuro.
Le VIADELLIRONIA porteranno live i brani che compongono “Balletti verdi” al Concertozzino, che si terrà sabato 27 giugno in Piazza Falcone a Biella e si inserirà all’interno del ricco programma del CONCERTOZZO, l’evento benefico annuale di Elio e Le Storie Tese, ideato dal Trio Medusa per unire musica e impegno sociale.
Tracklist
- “Non è un paese per checche”
- “Amore bianco, amore d’oro, amore nero”
- “Balletti verdi (Balletti Blu”)
- “Celeste”
- “La morte della bellezza”
- “Alla mia migliore amica liberata”
- “L’uomo delle stelle”
- “Kuliscioff”
- “Notre Dame”