E’ l’unico (e si potrebbe dire ‘incredibile’) esempio di boutique hotel dove arte e architettura si fondono in una logica di lusso ai massimi livelli, trasformando l’albergo in una stupefacente galleria di creazioni contemporanee. Uno spettacolo davvero unico nel suo genere. Inizia la stagione di Casa Maitò, l’ultimo ’gioiello’ dell’hotellerie che nasce dalla riqualificazione e trasformazione (mantenendo i volumi) di un preesistente albergo sul lungomare di Forte dei Marmi. Una struttura che garantisce occupazione a una quindicina di dipendenti e che avrà la formula dell’affitto completo settimanale ad un costo di circa 120mila euro con servizi ‘in dialogo’ col vicino Maitò beach club. Stiamo parlando, ovviamente, del celebre e lussuoso stabilimento balneare sempre del Gruppo Continental.
Casa Maitò si discosta completamente dalle tradizionali categorie alberghiere basate sulle stelle, dato che non è comparabile a nessuna altra struttura per rapporto tra numero di camere, servizi e spazi per il tempo libero. Per il design la proprietà si è affidata alla mano dell’archistar fiorentino Marco Casamonti e il suo studio Archea Associati conosciuti a livello internazionale per la capacità di fondere storia e contemporaneità.
UN HOTEL DALLO STUPEFACENTE APPEAL A FORTE DEI MARMI: I DETTAGLI
Basta ammirare l’esterno per capire lo stupefacente appeal dell’hotel. Il rivestimento è di tarsie e gelosie di ceramica, montate su telai metallici, disegnate per rendere l’edificio un “unicum” sospeso tra la semplicità volumetrica dell’involucro e la complessità di superfici incise per dare una ricercata trasparenza al tutto. Inoltre, essendo la ceramica installata su pannelli scorrevoli elettricamente, lo spazio interno può aprirsi per ottenere una piena vista panoramica verso la costa.
Il disegno di dettaglio delle formelle di ceramica che compongono la facciata rappresenta una sequenza variata di foglie che si ispirano ai disegni floreali che decorano le ceramiche poste attorno alle finestre di un adiacente villino storico – tardo liberty – risalente ai primi del ‘900. La scelta cromatica è ricaduta sul bianco, non solo per il legame con l’architettura mediterranea, ma anche come omaggio ai celebri marmi delle Alpi Apuane.
L’edificio ospita cinque suite esclusive arredate con materiali pregiati: ottone, bronzo, rame, legni rari, pelle e tessuti di altissima qualità. Poi c’è la grandissima suite presidenziale all’ultimo piano e al piano attico con terrazza con piscina panoramica e un soggiorno all’aperto con vista a 360 gradi su tutta la Versilia. Un dettaglio esclusivo della suite è il soffitto, che riproduce il plastico dell’intera Versilia con una mappa tridimensionale della costa e dei suoi edifici più iconici, mentre il pavimento è realizzato attraverso una colata di resina trasparente che fissa la sabbia della spiaggia di Forte dei Marmi increspata dal mare e dal vento.
Al piano terra la hall, un ampio spazio soggiorno e la cucina del ristorante (che verrà attivato in un secondo momento); al livello interrato la zona benessere con una piscina rivestita in marmo verde alpi, sauna, bagno turco, sala massaggi e palestra.
NON MANCANO LE OPERE D’ARTE: SOTTO IL SEGNO DI CASA MAITO’
La particolarità è data dalla presenza di opere d’arte. L’ingresso è segnato da un’imponente porta con telaio bronzeo su cui sono stati incastonati due pannelli neri, opera di Emilio Isgrò, uno dei più importanti artisti italiani contemporanei, il maestro delle celebrità “cancellazione”. All’interno, il soffitto del piano terra è stato realizzato dall’artista bolognese Francesca Pasquali che ha immaginato un’installazione di scaglie metalliche scintillanti e variamente inclinate evocativo delle vibrazioni e dei riflessi della superficie del mare.
Il vano scala, completamente rivestito in marmo con gradini in legno, è impreziosito nel centro da una scultura di Gustavo Vélez sottoforma di un incremento di acciaio inox lucido che si estende dal piano terra fino alla sommità dell’edificio alla stregua di una fiamma. Casa Maitò contiene moltissime altre opere d’arte come il bancone bar/reception ideato dallo scultore armeno MIkayel Ohanjanyan, dove un blocco di marmo tagliato è tenuto assieme da cavi d’acciaio che lo attraversano come fosse un pietra soffice, o le suggestive immagini del fotografo fiorentino Massimo Listri, ma è principalmente essa stessa un’opera d’arte voluta per rendere ancora più prezioso ed unico Forte dei Marmi. Fonte/foto uff.stampa