Arriva sulle scene “Se chiamava Rugantino”, la nuova commedia musicale scritta e diretta da Luigi Galdiero.
L’opera si propone come l’inedito e audace seguito del capolavoro di Garinei e Giovannini, portando sul palco grandi nomi dello spettacolo come Nadia Rinaldi ed Eleonora Cecere.
Il cast e i crediti dello spettacolo
La produzione si avvale di un cast artistico e tecnico d’eccellenza che riporta in scena la grande tradizione della commedia musicale romana:
- Protagoniste principali: Nadia Rinaldi (Rosetta) ed Eleonora Cecere (Bice);
- Cast: Nico di Barnaba (Zazza Panella “L’Arcibullo”), Valentina Galdi, Emanuele Simeoli (Mastro Titta), Christian Pontecorvi, Edoardo Simeoli, Alessandra Mandatori, Antonio Petrilli;
- Coreografie: Mirko Guastatore;
- Regia e Testo: Luigi Galdiero.
La trama: il sequel che continua la storia di Rugantino
La trama di “Se chiamava Rugantino” affonda le sue radici nella celebre notte a Campo Vaccino e nella nascita di un figlio tra Rosetta e Rugantino. L’elemento tragico nasce dal fatto che Rugantino viene giustiziato prima di poter sapere di essere diventato padre.
Luigi Galdiero, considerato una delle firme più autorevoli nel coniugare folklore e innovazione teatrale, crea un ponte narrativo unico tra il passato e il presente:
- Il legame con l’opera originale: Il filo conduttore passa attraverso Rosetta (Nadia Rinaldi) e Mastro Titta (Emanuele Simeoli), simboli storici della vicenda originaria.
- Il paradosso narrativo: La morte del protagonista lascia una ferita aperta che si trasforma nel punto di partenza per raccontare il destino della nuova generazione.
Bice: il nuovo volto della romanità e il messaggio di emancipazione
La vera protagonista di questo nuovo capitolo è Bice (Eleonora Cecere), figlia di Zazza Panella, il carnefice che condanna a morte Fosco (figlio di Rosetta e Rugantino). Bice sceglie di sposare il giovane in articulo mortis per sfida verso il padre, trasformando un gesto sentimentale in un atto di ribellione morale.
Una risposta moderna alle ingiustizie e ai soprusi
Bice incarna una romanità fatta di dignità, coraggio e fermezza. Rifiutando i valori del padre, la sua scelta si carica di un significato fortemente attuale: una presa di posizione contro le violenze dell’epoca e un monito di speranza e resilienza per tutte le donne vittime di soprusi.
5 motivi per vedere “Se chiamava Rugantino”
L’opera di Luigi Galdiero raccoglie l’eredità del classico teatrale e la trasforma in una storia avvincente grazie a cinque punti di forza:
- Dà un seguito a una storia incompiuta: Esplora le conseguenze della morte di Rugantino e il destino di Rosetta e del figlio.
- Racconta la nuova generazione: Mostra come i valori e l’anima della Roma di un tempo sopravvivano nei discendenti dei protagonisti.
- Mette la donna al centro della scena: Il focus si sposta sulle scelte di coscienza di Bice e Rosetta di fronte alle avversità.
- Trasforma il conflitto da amoroso a morale: La figlia del carnefice che sceglie di stare dalla parte della vittima spezza la logica del potere.
- Conserva la romanità autentica: Esalta la resilienza e la dignità popolare senza scivolare nel semplice folklore o nella macchietta.